La realtà dei piccoli paesi rurali
risulta in genere carente a livello di iniziative pubbliche a
carattere formativo e sociale.
Nei paesi non esistono in
genere né circoli culturali né centri di aggregazione: ad esclusione
dei bar, prevalentemente frequentati da giovani e da adulti maschi, non
si hanno altre opportunità di socializzazione.
Nel
tentativo di razionalizzare le risorse economiche, sempre più ridotte,
le amministrazioni comunali tendono in genere a privilegiare spazi e
attività che possano coinvolgere non tanto i piccoli nuclei quanto
almeno l’intero Comune. Scelgono quindi di collocare il maggior numero
di iniziative nel capoluogo, che risulta centrale rispetto alle
frazioni, ma che viene percepito già “altro”, soprattutto dalle persone
anziane, che nella nostra realtà hanno una minore autonomia e apertura
sociale.
Pur comprendendo i motivi di tali scelte, si
ritiene però che i percorsi di formazione culturale non possano essere
avulsi dal territorio e che i primi passi debbano essere mossi nel
proprio ambiente, al fine di evitare che rimangano solo in pochi, fra
l’altro quelli già coinvolti culturalmente e socialmente, ad usufruire
di tali opportunità e risorse.
Nella nostra zona (ma è
ormai una situazione generalizzata) c’è poi da non sottolineare la
forte immissione di nuovi nuclei familiari (anche extracomunitari) che
trovano nel piccolo centro la loro abitazione, attirati dal costo
minore degli affitti e dalla vicinanza ai posti di lavoro; tali
ingressi saranno sempre più frequenti e numerosi.
Si rende
quindi necessaria una attenta politica che faciliti
l’aggregazione e il confronto tra i cittadini, per non arrivare a
situazioni di dissociazione e separazione di difficile gestione sociale
L’incontro
tra culture diverse è ormai non solo possibile ma indispensabile:
perché questo possa costituire una esperienza culturale arricchente è
necessario che ognuno riscopra e rinforzi la propria identità culturale.
Può
accadere infatti che il proprio ambiente culturale resti sullo sfondo,
senza contorni precisi, senza far maturare atteggiamenti critici,
consapevoli e rispettosi della propria identità ma anche di quella
degli altri e dell'ambiente. Sono soprattutto i più giovani a correre
il rischio di crescere nella confusione, nel disorientamento o nella
omologazione, sempre maggiormente a contatto con la cultura dei media,
priva di specificità perché “deve piacere a tutti”.
La
Valmarecchia è il luogo dove siamo nati, dove viviamo, dove ci sentiamo
"a casa nostra", perché l'ambiente che ci circonda ci è familiare e
quindi comprensibile.
Nel ritrovarci in questo ambiente e in
questa cultura ritroviamo anche la nostra identità; ed anche se le
nostre esperienze ogni giorno devono fare i conti con le culture degli
altri, abbiamo la possibilità di filtrare tali esperienze alla luce
della nostra cultura, con le sue tradizioni, riconosciute e
consapevoli, e le sue norme.
Ritrovare un dialogo
interrotto con la cultura dei nostri genitori, dei nostri
nonni, è quindi non solo doveroso, ma anche indispensabile, per
ritrovare quelle radici che possono costituire una solida base su cui
ricostruire il futuro, consapevoli che anche gli altri sono portatori
di cultura e che “diverso”non è sinonimo di subalterno, minore o
addirittura errato.
Con gli incontri si cercherà di
comprendere meglio anche parole come impatto ambientale, agricoltura
biologica, energie alternative, effetto serra, ecc, che quotidianamente
leggiamo, senza capirne appieno il significato, senza avere la
consapevolezza che sono questioni che riguardano anche i nostri
comportamenti… Contemporaneamente si cercherà di riscoprire vecchie
tradizioni, come l’intreccio o la tessitura, usando le tecniche della
nostra zona. Si tenterà di acquisire anche nuove abitudini, stimolati
dai vari laboratori allestiti
Il nostro obiettivo è quello
di migliorare l’ambiente in cui viviamo, acquisendo una maggiore
consapevolezza e responsabilità ambientale, mai disgiunta da quella
sociale.
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