Il
villaggio di Al Nu’man si trova a sud est di Gerusalemme, poche
centinaia di metri a nord di Beit Sahour, una delle cittadine situate
in prossimità di Betlemme.
Durante la guerra del 1967 Israele ha
esteso i confini municipali di Gerusalemme annettendo 70 Kmq di nuove
terre, fra cui la terra di Al Nu’man. A differenza di altri villaggi
che hanno subito la stessa sorte, i cittadini di Al Nu’man non hanno
ricevuto a quei tempi la Carta di Identità di Gerusalemme, la quale
conferisce a cittadini (palestinesi), ritenuti stranieri, il diritto di
residenza nella città.
Ciò ha prodotto una situazione paradossale,
per cui terra e abitanti appartengono a due diversi sistemi giuridico
amministrativi: la terra e le case di Al Nu’man sono parte della
municipalità di Gerusalemme, mentre la popolazione è sotto la
giurisdizione e l’amministrazione della West Bank (Cisgiordania).
Per
quanto paradossale, questa situazione per più di 25 anni non ha
comportato alcun reale svantaggio. La popolazione ha continuato a
ricevere i servizi dalla West Bank; gli uomini hanno continuato a
lavorare a Gerusalemme (centro economico, sociale e culturale di
riferimento); i bambini ad andare a scuola nei vicini quartieri di
Gerusalemme; le donne a muoversi liberamente fra i mercati di Betlemme
e Gerusalemme.
La situazione ha continuato a peggiorare durante
gli anni novanta con l’implementazione da parte di Israele della
politica di closure (chiusura), che ha significato per i palestinesi
della West Bank l’obbligo di ottenere dei permessi speciali per recarsi
in Israele, e quindi a Gerusalemme.
Da questo momento gli
abitanti di Al Nu’man hanno iniziato a rendersi conto di ciò che
comporta non possedere la carta di Identità di Gerusalemme. I
bambini sono stati espulsi dalle scuole e costretti ad iscriversi nelle
scuole dei villaggi della West Bank. Coloro che continuano a lavorare a
Gerusalemme hanno bisogno di un permesso di lavoro. Dal 1992 gli
abitanti non ricevono una concessione edilizia per poter costruire
sulle proprie terre, che nel frattempo sono state dichiarate area verde
(riserva naturale). I servizi (corrente elettrica, acqua, raccolta
rifiuti, trasporti pubblici) fino a quel momento forniti dalla West
Bank sono stati impediti o resi molto precari, con la motivazione che
l’Autorità Nazionale Palestinese non ha giurisdizione in quest’area.
Specialmente dopo lo scoppio della seconda intifada, le vie di
comunicazione da e per Gerusalemme sono state distrutte o bloccate,
rendendo la popolazione totalmente dipendente dalla West Bank.
Nonostante
ciò, la costruzione del muro attorno a Gerusalemme ha anche significato
una totale separazione della popolazione dal resto della West Bank.
Oggi, infatti, per potersi recare a Betlemme, Ramallah o in qualsiasi
altro centro della Cisgiordania, gli abitanti di Al Nu’man devono
necessariamente attraversare un check-point posto ai piedi del
villaggio. Il muro divide la comunità da quella del suo villaggio
gemello, con il quale gli abitanti condividevano relazioni sociali,
famigliari ed amministrative, essendo parte della stessa Autorità
Locale.
La segregazione e l’isolamento di questo villaggio è
iniziata, tuttavia, molti anni prima della costruzione del muro. Negli
stessi anni in cui la politica di closure veniva implementata, il
governo israeliano ha deciso, nonostante gli obblighi assunti negli
Accordi di Oslo, la costruzione di un nuovo insediamento ebraico
all’interno dei confini della città di Gerusalemme. L’insediamento Har
Homa, ora considerato semplicemente un quartiere periferico, si trova a
poche centinaia di metri da Al Nu’man. Il nuovo piano regolatore
di Gerusalemme emanato nel 2000, prevede l’espansione di questa colonia
nelle immediate vicinanze del villaggio e, se implementato, provocherà
l’espropriazione di nuove sue terre. Altre terre sono state già
requisite per la costruzione del muro e per la costruzione di una

nuova
by-pass road (strada riservata ai coloni) che collegherà le colonie a
sud di Betlemme con Har Homa e Gerusalemme. Ad oggi il villaggio è
completamente circondato dalle infrastrutture di “sicurezza” israeliane
e la libertà di movimento dei suoi abitanti ne è seriamente
pregiudicata.
Il check-point, che rappresenta l’unica entrata al
villaggio, è pattugliato 24 ore su 24 dai soldati israeliani e dalla
polizia di frontiera di Gerusalemme. L’entrata nel villaggio è negata a
tutti coloro che possiedono una carta di identità della West Bank in
cui non sia espressamente indicato Al Nu’man come luogo di residenza.
Famigliari ed amici degli abitanti, perciò, non hanno accesso al
villaggio e gli abitanti stessi hanno limitato drasticamente le loro
uscite per paura di essere oggetto di molestie da parte dei soldati.
Anche introdurre beni di prima necessità, come la farina, o
elettrodomestici, o beni di altro genere è divenuto complicato. La loro
vita economica e sociale ne è risultata fortemente danneggiata.
Gli
abitanti hanno presentato diverse petizioni alla Corte Suprema
Israeliana richiedendo, o una modifica del tracciato del muro, in
maniera da divenire a tutti gli effetti cittadini della West Bank,
o il riconoscimento della Carta di Identità di Gerusalemme, che
gli permetterebbe di avere nuovamente accesso alla città.
La
prossima udienza, che si terrà ad ottobre, porterà ad una decisione
definitiva a riguardo. La procura tenterà di dimostrare che la
situazione di isolamento ora subita dalla comunità di Al Nu’man sarà
migliorata, grazie ad un più efficiente funzionamento del check-point.
Gli avvocati di Al Nu’man, assieme ad attivisti pacifisti israeliani e
palestinesi, tenteranno di dimostrare il contrario, sostenendo che
questa situazione porterà ad un trasferimento forzato indiretto della
popolazione (considerato un crimine di guerra, secondo la convenzione
di Ginevra) ad opera dello Stato di Israele.
IL PARCO-GIOCHI

La
costruzione di un piccolo parco giochi all’interno del villaggio è un
idea nata dalla collaborazione fra israeliani, palestinesi ed
internazionali, che da tempo hanno stabilito una relazione di lavoro ed
amicizia con gli abitanti di Al Nu’man.
Recarsi nel villaggio
non è un impresa semplice nemmeno per coloro che possiedono un
passaporto internazionale, un documento di identità israeliano o la CdI
di Gerusalemme. L’unica possibilità per raggiungere il luogo è quello
di scalare la collina su cui si trova il villaggio percorrendo a piedi
parte della by-pass road attualmente in costruzione. Questa possibilità
sarà messa a rischio quando termineranno i lavori e la strada sarà
trafficata da veicoli ad alta velocità.
Tuttavia, da anni
la comunità è oggetto di visite da parte di attivisti che si sono
interessati alla sua peculiare situazione. Il giardino di Yousef , al
centro del villaggio, rappresenta il punto di incontro per ospitare
queste visite, spesso interrotte dai giochi e le urla dei bambini che
si avvicinano curiosi. Nel villaggio vivono 25 famiglie, circa 250
abitanti, di cui circa 40 bambini, che sono costretti a passare le
giornate nel loro villaggio, uscendo solo per recarsi a scuola e
raramente per visitare le famiglie e gli amici che vivono nei villaggi
vicini. Non gli è permesso, a causa delle regole implementate al
check-point, di invitare i propri amici e compagni di scuola.
Il
parco-giochi è una delle idee, pensate per offrire a questi bambini uno
spazio colorato e sicuro in cui trascorrere del tempo in compagnia e
una maniera, anche simbolica, di supportare la comunità. La terra di Al
Nu’man non è da tempo edificabile, poiché la municipalità di
Gerusalemme l’ha catalogata come area verde e non concede più
alcuna concessione edilizia. Tre abitazioni sono state demolite negli
ultimi anni, perché costruite senza licenza. La costruzione di un
parco-giochi è perciò anche un piccolo atto simbolico di resistenza
contro la politica di trasferimento forzato indiretto della popolazione
di Al Nu’man ed una maniera di affermare il proprio diritto di
esistenza in questa terra tramite lo sviluppo e il miglioramento delle
condizioni del villaggio.
Il parco giochi costruito in collaborazione con attivisti israeliani verrà
costruito interamente utilizzando materiali riciclati e a basso costo,
in accordo con il pensiero di coloro che implementeranno il progetto e
per favorire lo sviluppo di una maggiore sensibilità ambientale, in un
contesto in cui la protezione dell’ambiente è una questione passata
necessariamente in secondo piano a causa dell’occupazione, ma sempre
più urgente.